Il nodo è nell’accento

Non è lavoro maglia, non è uncinetto, non è ricamo, ma è tutto questo: è il macramè! Non è l’omonimo album di Ivano Fossati, ma  l’arte del merletto coi nodi. Di origine araba e praticato anticamente anche dai marinai (perché sono appunto nodi, e fatti a mani nude), si diffuse in tutta Europa ed è tipico, non a caso, della Liguria. Andava di moda negli anni ’70 (anche il famoso  “scoubidou” è macramè), ma siccome io non esistevo ancora, mi ci sono appassionata ora. Per questo mi sono fatta dichiarare Custode ufficiale della parola “macramè” dalla Società Dante Alighieri per la diffusione della lingua italiana nel mondo. In questi giorni infatti è in atto l’iniziativa “Adotta una parola” cui tutti possono partecipare per conservare la ricchezza della “lingua di Dante”.

Per farlo ho dovuto fare una semplice richiesta via web e scrivere una motivazione (“Perché collega ricamatrici e marinai“) e la mia citazione preferita che contenesse la parola:

Guybrush Threepwood – Mai visto uno spadaccino più goffo di te!

Pirata – Avresti potuto, ma eri troppo impegnato nel macramé.

(Videogioco “La Maledizione di Monkey Island” – Fonte: Wikiquote )

Certo devo dire che la cosa più difficile affinché la parola sopravviva è l’accento: io pensavo fosse “é”, invece scopro che è “è”. Ma comunque essendo le lettere accentate una eccezione tipografica, capita che non vengano rese bene su internet: prova ne è che nello stesso sito e nell’attestato (vd sopra) vengono rese con un emblematico “?”.

Il macramé su Wikipedia: http://it.wikipedia.org/wiki/Macram%C3%A8

 

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