Minoranze silenziose – Io vesto Pasquale®

… dandy!
non mi comprendi, senti,
tu non ti offendi
se ti dico che sei trendy

(tratto da Fuori dal tunnel, album Verità Supposte di Caparezza)

L’eleganza non consiste nell’indossare un vestito nuovo.
(Coco Chanel)

Cosa indosserà quest’anno Angelina Jolie alla notte degli Oscar? Se anche voi vi state facendo questa domanda probabilmente non siete fan sfegatati di Brangelina, non siete patiti di Tomb Raider, non siete donnicciole very fashion, né erotomani sfigati. Probabilmente avete semplicemente letto Gomorra. In particolare il capitolo intitolato, appunto, “Angelina Jolie”, in particolare le pagine 39-47. Per chi non l’ha fatto ne riporto alcuni brani:

“Io e Pasquale legammo molto. Quando parlava dei tessuti sembrava un profeta. Nei negozi era pignolissimo, non era possibile neanche passeggiare, si piantava davanti a ogni vetrina insultando il taglio di una giacca, vergognandosi al posto del sarto per il disegno di una gonna. Era capace di prevedere la durata della vita di un pantalone, di una giacca, di un vestito. Il numero esatto di lavaggi che avrebbero sopportato quei tessuti prima di ammosciarsi addosso.[…]
Pasquale aveva acceso la televisione, cambiando i vari canali era rimasto immobile davanti allo schermo, aveva strizzato gli occhi sull’immagine come un miope, anche se ci vedeva benissimo. Nessuno stava parlando ma il silenzio sembrò farsi più denso. Luisa, la moglie, intuì qualcosa, perchè si avvicinò alla televisione e si mise le mani sulla bocca, come quando si assiste a una cosa grave e si tappa un urlo.
In tv Angelina Jolie calpestava la passerella della notte degli Oscar indossando un completo di raso bianco, bellissimo. Uno di quelli su misura, di quelli che gli stilisti italiani, contendendosele, offrono alle star. Quel vestito l’aveva cucito Pasquale in una fabbrica in nero ad Arzano. Gli avevano detto solo: ‘Questo va in America’. Pasquale aveva lavorato su centinaia di vestiti andati negli USA. Si ricordava bene quel tailleur bianco. Si ricordava ancora le misure, tutte le misure. Il taglio del collo, i millimetri dei polsi. E il pantalone. Aveva passato le mani nei tubi delle gambe e ricordava ancora il corpo nudo che ogni sarto immagina. Un nudo senza erotismo, disegnato nelle sue fasce muscolari, nelle sue ceramiche d’ossa. Un nudo da vestire, una mediazione tra muscolo, ossa e portamento. Era andato a prendersi la stoffa al porto, lo ricordava ancora bene quel giorno. Gliene avevano commissionato tre, di vestiti, senza dirgli altro. Sapevano a chi erano destinati, ma nessuno l’aveva avvertito. […]

La notte degli Oscar, Angelina Jolie indossa un vestio fatto ad Arzano da Pasquale. Il massimo ed il minimo. Milioni di dollari e seicento euro al mese. Quando tutto ciò che è possibile è stato fatto, quando talento, bravura, maestria, impegno, vengono fusi in un’azione, in una prassi, quando tutto questo non serve a mutare nulla, allora viene la voglia di stendersi a pancia sotto sul nulla, nel nulla. Sparire lentamente, farsi passare i minuti sopra, affondarci dentro come fossero sabbie mobili. Smettere di fare qualsiasi cosa. E tirare, tirare a respirare. Nient’altro. Tanto nulla può mutare condizione: nemmeno un vestito fatto ad Angelina Jolie e indossato la notte degli Oscar.”

Il film tratto dal libro non farà vedere quell’abito (altri dettagli qui). Ma da una ricerca su internet parebbe che l’abito in questione sia il tailleur Dolce&Gabbana indossato per gli Oscar 2001(altri dettagli qui).
Ma se ‘ste cose ti fanno vergognare di essere nel “paese della moda e della creatività” e sei un masochista vatti a vedere l’apposita puntata di Report, così ti convertirai definitivamente al made in Taiwan. Anzi al made in Pasquale.
Non so voi ma io vesto Pasquale.
Io vesto tutto ciò che soddisfi due condizioni: 1) mi va, 2) costa poco. Entrambe le cose, come potete immaginare, comportano una selezione spietata. Ma il mio gusto, la mia personalità, riescono comunque ad esprimersi. Io vesto Pasquale nel senso di una cosa genuina. Genuina come il cappello di lana della mamma. Oppure sconosciuta come la canottiera del mercatino del venerdì. Oppure familiare come il pantalone “marrò” comprato chisà dove dieci anni fa. Oppure incompresa come la maglia di BonPrixIo uso solo borse cinesi comprate dal marocchino indiano della stazione. Il prezzo basso equivale a una qualità bassa? Ma anche la fregatura non può superare quei 10/15 euro! Se sei disposto a scommettere sulla tenuta delle cuciture scopri all’improvviso di essere libero. Non so voi ma io me ne frego di D&G, sono contenta che Valentino vada in pensione, vomito all’ennesimo lifting di Armani, la Versace mi rimbalza…
Angelina Jolie, che nel frattempo pare sia alle soglie dell’anoressia, qualche pensiero me lo suscita. Ma ancora di più Pasquale: ora il miglior sarto della terra guida i camion della camorra tra Secondigliano e il Lago di Garda.

Quando voi andate per la vostra via, la gente vi dirà che è una via sbagliata.
(Angelina Jolie)

4 commenti

  1. grazie…beh non ci son parole..tutto il libro è un pugno nello stomaco..ma questo episodio mi è rimasto particolarmente impresso…e il vestito ancora non l’avevo visto..mah..
    Baci

  2. Questo post mi fa pensare che a volte un bel post può anche essere un pò lungo….

    scrivi più spesso però

  3. Ciao,
    Veramente il vestito non puo’ essere quello nella foto, che non è un tailleur.

    Al massimo questo:
    http://animesalveblog.splinder.com/post/9954584

    ale

    1. Ti ringrazio molto della segnalazione: ho verificato la notizia e fatto i dovuti cambiamenti del post. Tra l’altro il fatto che l’abito era Dolce & Gabbana rende la cosa ancora più grave….. Si può ben dire che “sfruttano” il Sud non solo per le pubblicità…

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