Mi faccio i film – Film intellettuale francese

Un intellettuale di sinistra, professore di Scienze Politiche a Parigi, ha appena raggiunto un importante ruolo in facoltà. Una giovane studentessa, neanche tanto bona, gli si offre per ottente un posto da ricercatrice. Lui prima ne approfitta, poi ridiscute tutta la sua vita: non solo ha fatto una cosa scorretta, ma era sempre stato convinto di essere gay.
Mentre è in crisi (non è che lo dice ovviamente: si capisce dagli sguardi) viene a sapere che suo padre è morto. Va al funerale nel suo paese d’origine in Provenza: muto confronto fra le sue origini contadine con la sua condizione attuale. Litigio a monosillabi con il fratello che è rimasto a curare la tenuta di famiglia e che un pò è geloso e un pò arrabiato.
L’intellettuale si fa il marocchino emigrato che lavora per il fratello, poi ritorna a Parigi ristorato nelle sue convinzioni morali e sessuali.
Intanto la studentessa se la sono passata tutti i suoi colleghi intellettuali. Lui la affronta e le dichiara il suo disprezzo. Lei gli dice (a monosillabi) che in realtà si è fatta gli altri per non ammettere con se stessa che è innamorata solo di lui. Lui le confessa che è gay. Lei non gli crede. Lui per convincerla la porta dal suo prostituto preferito. Le propone una cosa a tre: fa sul serio o la sta mettendo alla prova? Lei accetta: fa sul serio o lo sta mettendo alla prova? La seconda che hai detto: al momento clou lei si riveste e se ne va.
Lui le corre dietro e le dice che voleva solo spaventarla.
– Ci sei riuscito – risponde lei. Se ne va sullo sfondo della grigia alba parigina.

NOTE: Prossimo film francese alla Biennale di Venezia, probabile Coppa Volpi alla protagonista

4 commenti

  1. Ciao e buona giornata da Maria

  2. Ma è meraviglioso! Devo vederlo! Questi film francesi, memori della lezione del grande Truffaut in Effetto notte e soprattutto in Jules et Jim, sviluppano un complice linguaggio metacinematografico in cui la realtà viene riletta (specchiata nel suo doppio vita/morte, ἔρως/θάνατος) attraverso la sua rielaborazione inconscia a livello della sessualità e della rottura dei valori primordiali, abbracciando quei totem apotropaici che consentono all’uomo-humus di poter proseguire i proprio “path of life” in una direzione non-autodistruttiva pro-pseudocreativa in un ambiente non più dominato dal duplice meccanismo antitetico segnale/rumore da cui il protagonista del film, definibile come un moderno Edipo che in realtà non si reca al mesto funerale del padre, ma al gioioso baccanale in onore della sua morte, costruito come un rapporto paradialettico alternato a pulsioni dionisiache che egli non riesce ad individuare e controllare e che, proprio nel finale, raggiungeranno il loro zenith.

    1. Ecco, era proprio quello che intendevo! 😉

  3. film decisamente malinconico.
    tipico del cinema francese.

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