Pinguini, cappelli, cachemire e cinesi

Ho beccato per caso su RAI5 una puntata di Emporio Daverio sul Biellese [on line qui]. Quanti ricordi, mi ricorda una post che avrei dovuto fare  e poi non ho fatto. Fino ad ora.

Ho avuto modo di esporre la mia posizione assai critica sulla moda nell’ormai mitico post “Io vesto Pasquale®“.  A pochi giorni dall’arrivo a Biella ho avuto la possibilità di una incredibile full immersion nel cuore dell’industria tessile Biellese.  L’occasione è stata il convegno “Il tessile Biellese. Memorie in movimento“. A partire da alcuni progetti di conservazione degli archivi delle aziende tessili, si fa tutto un giro nel passato e nel futuro di questo settore.  Immaginate io, vestita dalla testa ai piedi in puro BonPrix (che tra l’altro ha sede a Biella) e con borsa Carpisa comprata a 10 euro all’Outlet, di fronte al gotha del cachemire & Co. C’erano Cerruti, Zegna, Piacenza,  Crespi,  Sella,  Romiti (Maurizio), quelli di Marzotto, Sua Eccellenza il Prefetto e Signora, Presidente di Provincia, Assessori Vari, Sovrintendente Archivistico. Per dire.

Nonostante ciò il convegno è stato molto interessante e singolarmente adatto ai miei interessi: dal turismo, alla cultura, alla storia locale, alla moda, alla scuola (c’erano interessanti interventi delle scuole locali sui progetti legati al tessile). Purtroppo non ho potuto vedere  tutto il convegno, ma non mi sono persa il cosiddetto “educational”: un giro sul campo fatto il 23 e 24 ottobre tra gli archivi e le sitituzioni culturali e le aziende citate nel convegno.

L’archivio Pria col suo strano “ponte di pinguini” (un’installazione “artistica” del Cracking Art Group), la Fondazione Sella, sita nel lanificio che fece le fortune della famiglia che diede i natali al mitico Quintino (primo ministro delle finanze dell’Italia unita), stessa famiglia che poi fondò l’omonima banca. La Fabbrica della Ruota a Pray, dove proseguiva la mostra Acqua e Lavoro sugli impianti di energia idraulica (tutta una serie di disegni di marchingegni a ruota che sarebbe piaciuti molto a mio padre).

La domenica visita aziendale al Cappellificio Cervo dove si lavora come 100 anni fa (nel senso buono!)  e dove mio nonno e il suo borsalino si sarebbero trovati a suo agio, ma dopotutto ci hanno talmente entusiasmato che ci siamo chiesti come abbiamo fatto ad ignorare per anni questo indispensabile accessorio di moda.

Poi attraversiamo la strada Panoramica Zegna per la visita a Casa Zegna. Che strano: qui gli industriali invece di distruggere l’ambiente costruiscono parchi e piantano alberi e fiori! Questo sarebbe piaciuto a Giuseppe. Il Centro Zegna, in cui gli operai possono trovare accanto alla fabbrica impianti sportivi,  teatri e cinema… bè questo sarebbe piaciuto a mio padre.

Resta che in realtà qui si tratta non solo di qualità, ma di lusso e quindi non è fatto per me. E dopotutto nella mia vita quotidiana i famigerati cinesi mi fanno molta più compagnia di quanto io voglia. Ma il mio improvviso bisogno di controllare le etichette per vedere se è lana o acrilico, questo sarebbe piaciuto al “signor Gildo”, l’ormai mitico Ermenegildo Zegna.

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